Quando si parla di sessualità le reazioni delle donne sono sempre le più varie e disparate.

Ci sono le timide, ci sono quelle che “non è appropriato discuterne, figuriamoci scriverne!”, ci sono le spavalde, quelle che si defilano, quelle curiose ma che fanno le vaghe, quelle che “oh non fa più per me, ormai è un argomento chiuso!”, quelle che si vantano, quelle che si confrontano, quelle che “uff! Ormai si conversa di sesso da tutte le parti!”, quelle che “interessante questo, c’è sempre da imparare!”.

A prescindere che vi riconosciate o meno in qualcuno di questi modi di fare, avete tutte una cosa in comune, così come ce l’ho io e ciascuna persona a questo mondo, indipendentemente dal genere, dall’orientamento e dalle molteplici varianti che l’essere umano può integrare: abbiamo tutti il diritto alla salute sessuale.

L’ Organizzazione Mondiale della Sanità la definisce come: “uno stato di benessere fisico, emotivo, mentale e sociale in relazione alla sessualità; non è solo assenza di malattia, disfunzioni o infermità. La salute sessuale richiede un approccio positivo e rispettoso alla sessualità e alle relazioni sessuali, così come la possibilità di avere esperienze sessuali piacevoli e sicure, libere da coercizione, discriminazione e violenza. Per la salute sessuale, da raggiungere o mantenere, i diritti sessuali di tutte le persone devono essere rispettati, protetti e messi in atto”. (OMS 2006)

Il benessere sessuale passa, innanzitutto, attraverso una giusta informazione e un’educazione sessuale adeguata; significa star bene con se stessi e il proprio corpo, con la propria sessualità e con il proprio piacere, indipendentemente dal partner.

Ecco perché prescinde da qualsivoglia stato o situazione, la salute sessuale riguarda tutti individualmente, riguarda voi, riguarda me.

E lo so, “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare” direbbe qualcuno. Aggiungendo poi che una cosa sono le parole scritte sulla carta, mentre un’altra cosa è viverle nella realtà di tutti i giorni, quando quel mare diventa un oceano di credenze, stereotipi e cliché nati così tanto indietro nel tempo che la nostra società fatica a lasciarli andare e che noi stesse, a volte, non vediamo nemmeno più.

Eppure ci sono e fanno male.

Allora partiamo da qui, cominciamo insieme ed unite, un passo alla volta, a riprenderci conoscenza e libertà di espressione, a riconquistare il nostro potenziale e a riconoscerci il sacrosanto diritto al piacere e al divertimento. Ce lo meritiamo.

Claudia – Il Punto C