Ci sono quei giorni un po così. Quei giorni in cui la mattina mi sveglio con le ossa tutte rotte, la testa ovattata e voglia solo di silenzio. Ci sono quei giorni un po così, giorni in cui continuo a pensare a cosa c’è che non va per scoprire, che adesso non c’è davvero niente che non va, e, un attimo dopo, c’è tutto.

Avrei dovuto nascere in riva al mare, cullata ogni notte dal rumore delle onde e dal verso dei gabbiani.
Avrei dovuto avere capelli rossi e lunghi, e fianchi più stretti.

Eccolo qua il punto, i fianchi larghi che, per uno strano disegno del destino, non sono serviti al loro scopo.

Le domande mute, quelle che si dicono solo con gli occhi, dopo tanto sono finite. Farsene una ragione è necessario per andare avanti. Più per gli altri che per me. La ragione prima o poi arriva, e, il cruccio, diventa una macchiolina nera da tenere ben nascosta. D’altra parte chi, meglio dell’io più profondo, potrebbe capire meglio?

Finché arriva quel momento in cui è necessario fare i conti, tirare le somme con la vita vissuta, e, scegliere come proseguire con quella che resta. Arriva il giorno in cui, pensieri, desideri e sogni tornano a galla e si mettono li, davanti, in fila come bravi soldatini che aspettano di sapere cosa fare, dove andare.

Ricordi di una bimba con i capelli tagliati corti corti “alla maschietta” e poi di un’adolescente con i capelli lunghi e una minigonna gialla che, non sapeva cosa sarebbe potuta diventare se solo avesse smesso di ascoltare chi, per lei, voleva un destino diverso.

No, certo la consapevolezza è arrivata tardi nella vita. Sarà stato per le mancate feste di compleanno e per i tanti pesi che, mano a mano, si sono aggiunti a quello zaino sulle spalle chiamato vita.

C’è che poi, fortunatamente si impara a svuotarlo quello zaino, e farlo diventare una borsina rossa col fiocco viola, da portare leggera al braccio, come fanno le modelle.

E allora anche le inquietudini, le delusioni, i calci nel sedere sembrano meno importanti. In fondo sono serviti a diventare la donna di oggi. Dicono che per tutto c’è una motivazione, niente arriva per caso. Peccato che, pensando a questo tutto o niente, intanto la vita sia andata avanti per la sua strada. Mica ti aspetta lei. Eh no.

E poi arrivano quei giorni un po così. Quei giorni che il buco dello stomaco pare un abisso.
Non piangere che le brave bambine non piangono. Non piangere se non vuoi che gli altri pensino male di te. Come se piangere fosse un sintomo di debolezza invece che di forza. Le lacrime salate scendono perché lo devono fare. E’ il loro mestiere, sono state create per questo. Per scendere e pulire e fare spazio.

Capire che è tutta colpa del “non far vedere il tuo lato debole”, “dimostra sempre e solo che sei forte”.

Mi spiace, il prezzo è troppo alto. Anche le guerriere ogni tanto si sfilano lo scudo dal braccio e si tuffano nude in mare. Lascio il mio scudo e la mia armatura li sulla spiaggia. Se lo trovate buttatelo pure via.
Catia