Sabato scorso faceva ancora caldo e avevo voglia di un giro di shopping anche se lo detesto soprattutto quello del fine settimana.

Sono uscita dopo aver guardato per l’ennesima volta dentro al mio armadio pieno di cose ancora non messe e di un cartellino col prezzo attaccato ad un paio di pantaloni:figlio unico dell’ultimo giro per saldi dello scorso anno.

Il 2020 resterà nella storia come l’anno in cui ciabatte, felpe, tute e calzini antiscivolo hanno avuto la meglio su tacchi, pantaloni, gonnelline & co.

L’estate poi, bollente come non mai, e con pochi giorni di mare, ha vissuto con gli stessi costumi da bagno e gli stessi vestiti degli anni scorsi. Unica novità un paio di infradito da spiaggia che quelle rosa mi avevano abbandonato.

Le voglie bisogna però assecondarle quindi mi sono piacevolmente persa tra file di pantaloni palazzo e camicie e ancora scarpe e cinture: chissà cosa cavolo mi aveva preso poi. Mah, stranezze della vita.

Che poi fosse per me andrei in giro con giacche con le frange e stivali a punta o con vestiti informi e scarpe col tacco. Via di mezzo questa sconosciuta: o bianco o nero: prerogativa tutta scorpionica di non avere una via di mezzo.

Come nella vita del resto. Se sei con me bene ma se solo mi accorgo di qualcosa che non va io chiudo e poco importa che siano porte, portoni o autostrade. Metto il lucchetto a ogni cosa e butto la chiave. Tentativi di guardare indietro? No. Nessuna possibilità di scelta. Che poi a dirla tutta è vera solo per metà, qualche volta l’ho concessa salvo poi scoprire che avevo ragione e darmi della scema.

Si ma lo shopping di sabato? Giusto. Io poi mi lascio sempre trasportare dai pensieri e mi perdo. Scusate! Basta dirlo no?

Ero li che gironzolavo quando sono stata rapita da un pantalone palazzo, di quelli larghi, morbidi, colorati. Al tatto mi hanno ricordato serate di mari lontani di quelli con le palme e la luna bassa all’orizzonte. Belli erano belli. Si ma, quando mai li avrei indossati? Per fortuna la me razionale è entrata a gamba tesa a salvarmi da un incauto acquisto. Pericolo scampato!

Poi butto l’occhio su un cappottino rosso. Adoro il rosso poi quello era tendente all’arancio, insomma era già mio, stavo per essere tentata quando mi casca l’occhio sulla taglia e poi sul prezzo.

Scampata anche qua sul filo di lana: ultimo capo rimasto, taglia piccola, prezzo meglio sorvolare. Per fortuna era un saldo.

Ritorno sul pantalone palazzo: quando una cosa mi chiama c’è poco da fare ma la me razionale la vince di nuovo sulla me emotiva e mi fa deviare verso il reparto scarpe. Poi le vedo: blu, tacco basso, fiocco sulle dita del piede, cinturino alla caviglia. E’ amore a prima vista! Prezzo onesto. Mie, sono già mie, me le sento già addosso ma, e te pareva, non hanno il mio numero. Accidenti ai saldi! Esco insoddisfatta e mi infilo in gelateria: un bel cono al cioccolato e pistacchio e passa la paura.

Già, paura. Parliamone che poi stamattina il vestito mi tirava in vita. Forse sarebbe stato meglio prendere quei pantaloni invece del gelato. Mannaggia. Che mi serva da lezione per il prossimo giro.
Catia