Il dipendente affettivo o “cozza”

Parliamone. Ho letto di recente un articolo, su un sito di psicologia, in cui si parlava della dipendenza affettiva a livello patologico. Lo so, sembra complicato, ma sono tutti paroloni per definire chi si attacca all’altro come una cozza allo scoglio.

Mi ha colpito quello che ho letto perché in alcune descrizioni ho ritrovato me stessa e in altre le mie amiche. Cioè, vuol dire che siamo tutte appiccicose affettive?

Mmm… Non credo dai.

Più probabilmente ognuna di noi, in qualche momento della sua vita, si è sentita un po’ cozza (non nel senso di brutta, eh!) e il suo partner era il suo scoglio.

Ma occhio, perché gli scogli sono frastagliato e se ci sbatti contro ti fanno anche male! Secondo l’articolo che ho letto, ci sono diversi tipi di dipendenza affettiva: per esempio c’è l’ostinazione  di chi non smette di amare (o almeno lo pensa) il partner che l’ha lasciato.

Leggevo, e sono d’accordo, che quando si rompe un rapporto durato anni, è come se morisse un nostro caro. E noi viviamo un vero e proprio lutto. Ma come per un lutto, c’è un periodo di negazione, di estrema sofferenza, seguito poi da varie fasi per finire con l’accettazione.

Nel caso di un dipendente affettivo invece, la fase di negazione dura anche per anni. Insomma non si rassegna e si convince di poter riconquistare il bene perduto. In realtà se una cosa è finita, difficilmente potrà ricominciare. Lo sappiamo tutti.

Chi non ha avuto un’amica che non si rassegnava a dimenticare il suo ex? E magari noi pensavamo: “Ma che stress! Non di rende conto che lui è un pezzo di smidollato che corre dietro ad ogni cosa che respira?”

Ma no! Lei lo vedeva come il suo amore perduto da riconquistare.

Finché alla fine si rassegnava, ma nel frattempo passavano anni persi dietro un illusione.

Io ho vissuto la separazione dal mio ex marito come un vero lutto. Però è durato qualche mese, dopo ho deciso che la vita va avanti e me lo sono lasciata alle spalle.

Un altro tipo di dipendenza affettiva, sempre secondo quello che ho letto, è quello in cui si sente sempre il bisogno di essere parte di una coppia, di non essere soli. In pratica “chiodo scaccia chiodo”.

Ecco, in questa cosa mi sono rivista io qualche anno fa.

Ho avuto una serie di rapporti che finivano male ed io cercavo di consolarmi subito con qualcun altro.
Non mi rendevo conto che iniziavo una relazione con i presupposti sbagliati e quindi finiva subito male, ed era un circolo vizioso. Finché non l’ho capito ed ho smesso.

Ma c’è voluto del tempo e parecchio lavoro su me stessa per capirlo. Ed ho avuto amiche che facevano esattamente come me. Insomma non è che fossimo proprio cozze, ma quantomeno vongole!

Ora invece sono diventata un riccio (mi sta venendo voglia di mangiare pesce, chissà perché…). Ho un interno morbido ma circondato da aculei pungenti e forse pure velenosi. Ma ho imparato a stare bene da sola e spero che se mai inizierò una relazione, sia perché mi fa piacere stare con un’altra persona ma senza appiccicarmi troppo.

Una cosa è certa: deve piacergli il Prosecco, che va bene con il pesce, altrimenti non mi interessa.
Cin cin
LaVanda