Ne parlavamo ieri, due amiche sedute comode comode su un divano mentre fuori la pioggia lavava finalmente Milano dal fumo delle auto e dall’odore di quest’ultima estate lunghissima e bollente.

Avete mai pensato al capolavoro che viene fuori mettendo insieme anche solo due donne, dare a ciascuna una tazza di the profumato e lasciare che le chiacchiere creino una nuvola di magica atmosfera? Ecco, immaginatelo perchè è la verità. Davvero, che magia siamo noi donne?

“Finalmente il fresco, finalmente è autunno” ci dicevamo mentre scrocchiavamo allegramente le dita dei piedi, piacevolmente avvolti dentro a caldi calzini colorati. Tranquille, non è che siamo improvvisamente impazzite. Noi, e io mi metto in prima fila, adoriamo l’estate e il caldo ma quando è troppo è troppo.

Soprattutto è troppo se il caldo ce l’abbiamo anche dentro e se, talvolta, capita che voglia uscire così, all’improvviso, infradiciando il viso e il corpo di sudore e mettendoci in imbarazzo totale. E’ la vampata che quando arriva arriva e se fa caldo è una roba tremenda. Giustificati col mondo che ti guarda e fagli capire che in fondo non è niente di preoccupante e che sarebbe meglio se non ci guardasse in quel modo assurdo, che potrebbe girarsi dall’altra parte oppure far finta di niente. Come cavolo fai? Non ci capiamo nemmeno noi figurarci il resto del mondo.

Quindi davvero benvenuto autunno che tiene a bada gli spiriti bollenti.

Che poi non so voi ma io di sandali aperti non ne potevo proprio più. Di braccia scoperte e di pashmine leggere sul collo in metropolitana anche basta dai. Dopo un po’ mi ritorna la voglia di vestiti più pesanti, di maglie calde e morbide. Per non parlare di quel cappottino rosso valentino cucito dalle manine d’oro della Daniela e che in primavera non ho mai potuto mettere. Per la serie non ci sono più le mezze stagioni siamo passate dal piumino all’infradito nel giro di una notte. Non è mica giusto vero?

>Vivere l’estate a Milano vuol dire passare dai 40 e passa gradi fuori a temperature siberiane in metropolitana, affondare con i tacchi nell’asfalto rovente e la sera evitare come la peste luoghi all’aperto a meno di non essere diventate promotrici della nuova fragranza di autan o di avere il sangue talmente amaro da farle scappare ad ali spiegate. Le zanzare negli ultimi anni sono diventate davvero impossibili e fastidiosissime. Con me poi ci vanno a nozze. Avrò un sangue dolce, chissà.

Ad ogni modo una via di mezzo non esiste. Non è contemplata a Milano. Siamo costrette a viaggiare con un golfino in borsa in pieno luglio. Un golfino da arrotolare con nonchalance al collo appena salite in metropolitana. La lilla per esempio pare una steppa siberiana e, se ci si fa caso, in lontananza si possono sentire ululare persino i lupi.

Per fortuna sto martirio è terminato. Autunno whuau. Tempo di morbidezza, di piacevoli pomeriggi della domenica lenti e rilassanti.

Seee. Ci credete davvero? Ma chi? Ma cosa? Proprio per niente. E’ tempo di compleanni, nel nostro gruppo siamo in tante nate tra l’autunno e l’inverno, poi c’è il Natale che volente o meno è li che bussa e per ultimo c’è la chiusura dell’anno. Siamo state brave? Abbiamo lavorato bene? Abbiamo messo in pratica tutto quello che ci eravamo prefissate di fare? Pianificato il nuovo anno? Qua vi voglio tutte. Sincere però. Vietato barare.

No ma come, non era la stagione del rilassamento? Pare di no. Anzi sono già incazzosa perché fuori oggi diluvia e mannaggia non ho finito il cambio armadio e gli stivali da pioggia sono giù in cantina. Ho i sandaletti rossi con la zeppa presi in saldo ancora mai messi che mi guardano con tristezza dal fondo dell’armadio. Poveri si sentono abbandonati loro. E io?

Imparerò mai ad essere pronta? Ho idea di no. Cambiano le stagioni, passa il tempo ma pare che arrivare preparata al cambio di stagione proprio non ce la possa fare. Poi sono coì veloci per me. Un pochino di calma ragazze.

Però dai il fresco mi piace troppo. Davvero. Mi fa quasi sentire meglio, più frizzantina e più me stessa. In fondo sono una donna del nord nata a novembre in una giornata di nebbia fittissima anche se, facendo i calcoli all’indietro risulto essere una figlia di San Valentino, febbraio, quasi primavera. Quasi però. In pratica ancora inverno pieno. Vabbè.

Forse sarebbe meglio scendere a prendere gli stivali se non voglio prendermi un raffreddore. E se oggi poi la smette di diluviare posso anche tirar fuori il cappottino rosso valentino. Alla faccia del tempo che ce l’ha con me.
Ecchecavolo!Ma voi preferite quale stagione poi?

Catia