Mamma mia come sono vecchia. Certo fosse facile non saremmo donne. Detta così potrebbe essere un pensiero buttato li a caso ma non è vero e poi, a pensarci bene, cosa è davvero facile per una donna?

Veniamo al mondo nello stesso modo di un maschietto e fin qua tutto bene, tutto uguale. Unico irripetibile momento di uguaglianza tra i sessi. Evviva! Pensare che non possiamo nemmeno tanto godercelo sto momento perché in effetti non capiamo ancora bene cosa ci sta succedendo e passeranno anni prima di capire.

Quello che è certo è che fin da subito inizia il processo di diversificazione, noi in rosa loro in azzurro. D’accordo, forse un tempo, ai miei tempi va bene dai ve lo concedo, forse ora le cose sono un pochino cambiate e si adottano colori pastello unisex, non saprei, davvero.

Io non ho avuto figli e le amiche della mia età hanno superato da un pezzo l’età fertile, qualcuna addirittura è già nonna. Mamma mia come sono vecchia!!!! Passo oltre che è meglio.

Passo velocemente oltre il periodo dell’infanzia. Ai miei tempi si andava a giocare nei prati, si usciva in pattini oppure in bicicletta, giocavamo agli indiani e andavamo, d’estate, a caccia di lucertole. Sembra passato un secolo o quasi. Vabbè almeno mezzo di sicuro. Mamma mia come son vecchia. Rido dai che è meglio. Arrivarci così alla mia età ecchecavolo.

Come al solito mi perdo tra le parole, ormai ci avrete fatto l’abitudine. Il fatto è che mentre scrivo mi vengono in mente episodi di quando ero bambina, e “non correre”, “non sporcarti”, “non puoi giocare a guardie e ladri”, “stai composta”. Che palle. A me piaceva correre! Come glielo spiegavo a mamma? Infatti non credo che l’abbia mai saputo.

Parliamo dell’adolescenza? Un paio di libri qua ci starebbero davvero tutti. Le chiacchiere con l’allora amica del cuore, l’Antonella, si con l’apostrofo perché noi milanesi davanti ai nomi ci mettiamo sempre l’articolo. A proposito chissà che fine avrà fatto, si era trasferita alla fine della terza media in un’altra regione e ai tempi non c’erano ne facebook ne whatsApp. Proverò a cercarla vediamo se sarò fortunata. In quel periodo era ogni giorno tutto un ripetersi di “stai attenta” “non parlare con quel ragazzo” “la gente mormora se ti vede che stai troppo in giro”.

Insomma una fatica nascondere il primo amorino delle medie a mamma e sorella. Già perché ci si metteva pure la sorella minore a rompere le scatole.

In qualche modo gli anni sono passati ed è arrivato il tempo del primo lavoro. Era un import export di fiori, ero in amministrazione ovvio, io che con i numeri non ci andavo per niente d’accordo e che avevo lottato con le unghie e con i denti per non fare ragioneria, ma dovevo lavorare. “O ti trovi un lavoro o vai all’università”. Come dare torto del resto a mamma e papà? Scelsi di lavorare e cominciai a cercare un posto.

Nel mio primo impiego ricordo il “capo” un signore di mezza età, oh mamma come me adesso, che a metà mattina e metà pomeriggio voleva il the. Io che non sapevo nemmeno cuocere un uovo sodo ci ho provato qualche volta, poi ha preferito lasciar perdere e affidare il compito ad una collega già sposata.

Ecco il punto, io che ero molto giovane e non sposata secondo lui mi sarei dovuta preparare al matrimonio imparando a cucinare e servire il marito. Ma dico, scherziamo? Però era così.

Senza contare che “a casa presto il sabato sera che le brave ragazze mica vanno in giro”. Uscire in settimana? Ma che scherziamo? No domani ti devi alzare presto per andare a lavorare. E allora il viaggio per l’ufficio era davvero un viaggio. Di metropolitana ce n’era solo due e ovviamente io lavoravo in un posto dove non ne passavano.

Cambiato qualcosa col tempo? Per fortuna si. E meno male direi. Anche se l’ultimo impiego come dipendente “timbra cartellino” è stato tragico. Volevano, in azienda, delle quote rosa e io vinsi il premio. Yuppy!!!! Festeggiamenti mai fatti. Chissà, probabilmente in cuor mio sapevo come sarebbe andata a finire.

Nel frattempo tra ieri e oggi, sempre in quanto donna ho dovuto fare i conti con i mal di pancia, tremendi, da ciclo, con amicizie più o meno tossiche, con viaggi mai fatti ma anche belle e sincere amicizie, viaggi che ancora adesso mi danno ricordi che “whuau”, un bel lavoro, colleghi adorabili.

E ancora ho subito frasi del tipo “che occhiaie ma hai le tue cose?” o ancora “ma sei donna che ne vuoi capire” passando per “hai un bel culo lo sai?” scritto via whatsapp fino a “attenzione perché in menopausa le donne ingrassano di brutto. Tu sei già in menopausa vero? Eh si si vede.” Senza contare apprezzamenti vari sulle tette piuttosto che sul sedere durante gli, ahimè numerosi, yo yo fisici dovuti alle diete. Insomma non una cosina da nulla. Sempre e comunque ho dovuto fare i conti e rendere conto del mio essere donna e della ciclicità della mia vita.

Finché un giorno ho detto basta. Ciao ciao gente chemmefregadiquellochepensate.

Facile? Anche no, davvero. Facile no ma non impossibile. Semplicemente non ascolto, non guardo, non mi importa, faccio quello che mi pare perché mi piace.

Santo cielo ma potevano dirmelo prima che si poteva fare? Mi sarei risparmiata crisi di panico, mal di stomaco, ansie e notti insonni. Alla fine essere donna perché deve essere così complicato? Uffa che palle. Per fortuna ho fatto un patto con chi so io e mi aspettano ancora lunghissimi anni per godermela come dico io.

Con chi ho fatto il patto? Dai che lo sapete tutte. Con la persona a me più cara al mondo. Me stessa.

Catia