Alla fine devo cedere all’evidenza. Non ho più appigli ne scuse. D’altra parte non è che una debba continuamente fare la lotta contro tutti e tutto e poi mica è sinonimo di debolezza. Questa è tutta un’altra cosa. Dai.
“Si, figo quello che stai dicendo ma alla fine ci spieghi? Come al solito ti perdi nei tuoi meandri mentali ragazza.” Lo so che pensate questo. Io vi vedo. Anche da qua, dall’altra parte dello schermo. Sappiatelo.

Rido da sola perchè vi immagino con la palpebra sollevata in modalità dubbio.

“Demenza senile in corso Cat?”

No, no, tranquille tutte, ancora no almeno per ora.

“E quindi?”

Quindi ho capito che alla fine devo cedere all’evidenza che, nonostante tutti i miei sforzi, per altro ben riusciti per carità, grazie alla forma fisica ritrovata, alla corsa e al cibo sano, vabbè ogni tanto sgarro, succede che mi scappano le parole dalla testa ergo sto cerebralmente invecchiando. Ecco l’ho detto. L’equazione che più mi faceva paura dire l’ho detta.

Ora la devo accettare. Alla fine devo cedere all’evidenza.

“Respira e sbatti le ciglia”, il mio motto, non fa più l’effetto che faceva solo un anno fa, adesso mi ci vuole un bel cinque minuti dove faccio finta di cercare qualcosa , in cui con molta nonchalance cerco di cambiare il senso della frase perché la parola che avevo bisogno di dire e di cui in testa avevo il significato non c’è.

Svanita, volatilizzata, assente ingiustificata. Chi le avrà dato il permesso poi di sparire così nel nulla?

Non ci sono più le parole di una volta così come non ci sono più le mezze stagioni. Altra frase tipica quindi niente da fare. Ormai sono anziana. Meglio che me ne faccia una ragione e rido che è meglio. Ma anche no accidenti!

Le parole scappano, non hanno rispetto per chi ne ha bisogno, no loro prendono e vanno a farsi una vacanza o al bar a farsi un caffè salvo poi tornare quando non servono più, magari nel bel mezzo della notte o mentre sto facendo la doccia che accidenti a loro adesso non mi servono più.

Evidente problema sia col parlato che con lo scritto quindi doppio e molto serio problema.Uffa.

Le parole scritte sono un pochino più facili da recuperare perché, almeno che non stia scrivendo una email urgente, c’è tutto il tempo per andare a googolare sperando ovviamente che il signor google capisca i miei tortuosi giri di parole traducendoli poi in quello che cerco. Di solito, riesco ad uscirne vincitrice, tranne qualche volta in cui anche google è costretto a dare forfait,

Il grosso del problema sta nella comunicazione verbale. Metteteci poi che sono nel mondo delle telecomunicazioni e il gioco è fatto.

Se scappa la parola cambia l’atteggiamento di chi mi sta ascoltando che capisce la difficoltà e sta li bello sornione ad aspettare che io ammetta la sconfitta. Mi osserva con occhi indagatori senza mai mettersi nei miei panni: i panni di donna che ha una certa che non dice ma si vede. Tutti bravi a dire che “forse hai un problema di comunicazione cara.” Lo so.

Accidenti a voi lo so benissimo e ci sto lavorando.L’ho già detto che devo cedere all’evidenza?

Gli uomini ovvio sono i peggio. Le donne no e a meno che non siano stronze d’animo vengono in aiuto vendendo una vocale o una consonante quando addirittura una parola già fatta. Il tutto a prezzi modici.

Se invece ti trovi davanti quella del primo caso, la stronza, sei fatta a pezzi con lo sguardo commiserevole di chi ti vede ormai finita. C3, colpita e affondata come in una banalissima battaglia navale. Peccato che io non abbia nessuna intenzione di affondare. Non ancora.

Quindi oltre al fatto che, c’è sempre, e la cosa mi fa imbestialire, chi mi prende in giro anche senza volerlo fare in maniera consapevole buttando li un “certo che per la tua età stai davvero bene” mi tocca fare i conti con le parole scappanti adesso.

Per cui consapevolezza si ma azione di disturbo e successiva soluzione al problema quasi trovata.
Devo affinare un attimo la tecnica ma ce la faccio.

Ho imparato a parlare più lentamente in maniera da riuscire ad acchiappare la parola scappante al volo e tenerla legata al palloncino del discorso e, se proprio fosse già andata troppo oltre il cancello, devo solo ricordare di fare un’inversione velocissima di marcia fino ad arrivare al dizionario dei sinonimi che ho da qualche parte in testa e, voilà, problema risolto. Quasi.

L’altro metodo è quello che io chiamo “diva” ovvero un bel respiro, occhio languido ma non troppo che chissà poi che pensa la gente, magari agitare un attimo le mani come per prendere qualcosa che non si vede, strappare un pelucchio invisibile e chiedere all’interlocutore, come accidenti si dice quella cosa.

Il tutto cercando di evitare di cadere nel ridicolo o di fare la figura della stordita che sembra difficile ma è tutt’altro che facile.

Ogni tanto però funziona. Poco importa se poi lo sguardo di chi mi ascolta è più compassionevole che ammirato ma l’importante è il fine diceva qualcuno tempo fa.

Chi era poi che lo diceva?

Ecco appunto, cosa ho appena finito di dire? Niente, me ne devo fare una ragione.

E’ arrivata l’ora. Alla fine devo cedere all’evidenza.

C.