Guardarmi allo specchio una mattina e fare l’occhiolino a quella donna riflessa che non conosco ma che, accidenti, mi somiglia tantissimo e mi piace pure un sacco.

Guardarmi allo specchio una mattina

Non si tratta di vanità, di narcisismo o di altro ma di consapevolezza e di avere finalmente scoperto la mia vera essenza. Non si tratta solo di accettare il corpo che cambia, le rughe, i capelli bianchi ma è quella luce in fondo agli occhi, quella voglia di riscatto che è esplosa dopo tanti anni e che mi fa fare tutto quello che non avrei mai pensato di poter fare.

Ce la posso fare

Ecco ho detto il verbo giusto, “potere” perchè mai come ora so che ce la posso fare perchè il tempo che mi resta è meno di quello che ho vissuto, perchè lo devo alla ragazzina con i capelli lunghi e la minigonna gialla che voleva cambiare il mondo.

Crescere è stata in fondo una lunga avventura, tanti sbagli mischiati a tante cose giuste, momenti bellissimi e altri più tristi, un insieme di lacrime e sorrisi. Amicizie che sono arrivate, altre che se ne sono andate, e poi l’amore, i viaggi, le passioni che non ho mai potuto coltivare e quelle che ho fatto per forza.

Sono stati tutti dei compromessi

In fondo è stato tutto un gioco di compromessi: adesso faccio questo perchè quello non posso. Ora penso alla carriera poi un giono potrò fare quel giro in solitaria in barca a vela e prendermi il tempo per scrivere il mio libro.
Poi, sempre poi e intanto il tempo è passato e i poi sono diventati sempre di più e sempre più lunghi.

A fare i conti con tutto ecco come è trascorso il tempo. Con un lavoro che non piaceva fino in fondo, con una famiglia che non è quella che avrei voluto, con delle voglie che non ho avuto tempo e modo di accontentare perchè c’era sempre qualcos’altro a cui pensare prima.

Adesso anche basta!

Finchè arriva il momento che, evviva, non me ne fotte più una cippa. Arriva quel momento in cui finalmente ho capito che l’unica persona che devo accontentare sono io.

L’unica persona a cui perdonare il male fatto e che mi sono fatta nel corso del tempo, l’unica persona a cui devo rendere conto e presentare il bilancio sono solo io.

Quelli che hanno chiamato i miei “colpi di testa”

Ecco allora giustificati quelli che “gli altri” chiamano “i colpi di testa”. Lasciare un lavoro per intraprendere una strada completamente, diversa, cominciare davvero a scrivere quel libro che da sempre ho in testa, smettere le scarpe da ginnastica per un paio di sandali col tacco, tagliare i capelli come avrei sempre voluto fare e cominciare a bere lo spritz.

Ed ecco che al mattino mentre mi passo la crema idratante sul viso mi chiedo di chi sia quel volto riflesso allo specchio, mi chiedo di chi sia quello sguardo fiero e così deciso e lo riconosco nonostante le rughe attorno agli occhi e le guance scavate.

Mi guardo e finalmente mi riconosco. Sono la me che ho sempre voluto essere e che finalmente ho raggiunto. Sorrido con affetto mentre penso che ci ho messo una vita a rincorrerla per il mondo senza capire che lei era semplicemente li, nascosta nemmeno troppo bene. Era li che aspettava solo di essere vista.

Consapevolezza e accettazione

Ecco allora che all’improvviso non me ne frega più niente dei figli che non ho avuto, di quell’auto che non mi sono potuta comprare nè di quel viaggio che non ho mai fatto perchè la cosa migliore per cui ho lavorato duramente tutta la vita è stato raggiungere questo traguardo in cui finalmente ho compreso di essere quell’essere unico ed irripetibile e meraviglioso a cui devo tutto l’amore del mondo.

Non posso certo pretendere di essere come quando avevo 20 o 30 anni, ogni età ha il suo fascino e il suo cammino da percorrere e questa è l’età dell’equilibrio e della forza. Tutto sommato è l’età più bella che ho avuto.

Catia