Accade che una mattina qualsiasi mi guardo allo specchio e vedo delle righine, sottili sottili va bene , ma pur sempre righine, sulle palpebre e, orrore, su quasi tutto il collo.

“Mah”, penso, “non mi sembrava che ieri ci fossero.”
“Dormito male bionda? Colpa della serata di ieri?”
L’uscita con le amiche, quella del venerdì, quella che parti per fare un aperitivo poi finisci che ti ritrovi a ballare scalza come se non ci fosse un domani.
“Sarà mica colpa di questa serata tra ragazze vero?”

Non che si faccia cose strane, un paio di drink, qualche snack proibitissimo durante il resto della settimana e chiacchiere. Talmente tanta è la voglia di srotolare la mente dalla quotidianità che si finisce sempre per fare chiusura e poi a raccontarcela fuori dal locale o chiuse in auto sotto casa con la musica ancora nelle orecchie.
“Ma non vi eravate dette tutto?” No, c’è sempre qualcos’altro da dirci. Sempre!

Ad ogni modo in questa triste mattina di scoperte poco simpatiche penso “Niente panico. Respira” e vado come sempre o quasi di spuma detergente, quella neutra e buona che altrimenti la pelle “tira”, tonico e crema.

Riguardo e niente. Le righine sul collo sono sempre li.
“Ma se ieri non c’erano?”
No, non è vero, c’erano ieri e anche l’altro ieri e molti ieri fa. E’ che facevo finta di niente e poi, chissenefrega per due righine del cavolo. Poverine chissà quanto avranno sofferto per non essere state prese in considerazione.
Rughe, accidenti a voi.

Ecco devo chiamarle col loro vero nome che, giuro non lo sapevo, ma oltre al significato di solco e grinza è un termine usato in passato per indicare una via, la strada di un centro abitato.

Alzo gli occhi al cielo e penso che possiamo girarla come vogliamo ma sempre li si va a finire: via per la vecchiaia. Facciamocene una ragione anzi, fattene una ragione. Punto!

C’era una amica estetista che le chiamava “raggi di sole”. Poetica lei, sempre carina, educata e truccata e misurata, le piaceva dare definizioni artistiche a tutto anche se, in questo caso sempre di rughe parliamo.

Come quella proprietà di matematica studiata alle medie: se cambi l’ordine dei fattori il risultato non cambia o qualcosa del genere. Pertanto se cambiamo il nome alle rughe il risultato è sempre quello: segni di vecchiaia addosso.

Puoi chiamarle come vuoi, essere più o meno poetica ma sempre li andiamo a parare.

“Oddio ma io mica mi sento vecchia! Vado ancora in giro con le tennis appena posso e i jeans quelli strappati sulle ginocchia”.

Era ieri che andavo al liceo e adesso quasi quasi in metropolitana c’è chi si alza per farmi sedere. Che vergogna quella volta che mi è accaduto. Giuro avrei urlato la mia rabbia ma ero pur sempre in un ambiente pubblico, mi sono dovuta contenere. Molto a fatica ma ho dovuto.

Comunque decido che è ora di fare qualcosa. Oggi mi sento tutti gli anni addosso. Sarà il brutto tempo ma ho deciso. Ebbene sì è arrivata l’ora dell’anti age. Schivate fin’ora solo per pigrizia le corsie delle profumerie mi devo arrendere all’evidenza.

Mi vesto, mi trucco ed esco non sapendo che andavo a scoprire tra le altre cose un mondo affascinante che non avevo quasi mai preso in considerazione.

Comincio dalla prima profumeria che incontro al centro commerciale, quella dove ogni tanto mi fermo per uno smalto e una matita. Giro tra gli scaffali finché la solita commessa tutta figa e truccata alla perfezione mi intercetta e con un bel sorriso mi dice:

“Posso aiutarla signora?”

“Sto curiosando grazie!”

“Ha una bella pelle sa? Si vede che si cura”

“Grazie, davvero gentile” Penso.

“Guardi in questo scaffale c’è una promozione che fa al caso suo. Un kit per pelli mature come la sua. Venga che le faccio provare i prodotti.”

Oh mamma ma si vede così tanto? Pelle matura? Ma come ti permetti? Non so se essere più arrabbiata con me o con l’età della commessa. Ovviamente penso tutto in silenzio e con un bel sorriso di circostanza fisso sul mio viso che pare non dimostrare la sua vera età.

“Chissà dove andrà a parare questa adesso.”

E’ sicuramente parente dell’altra commessa del negozio di vestiti, quella che mi voleva far infilare dentro una 42 con la scusa che “tanto veste largo” dopo che le avevo chiesto una 44. Mi sa che dovrò abituarmi al fatto di essere “matura”.

E pensare che a 20anni quelle della mia età mi sembravano davvero vecchie. Ma erano altri tempi. C’erano altre età, era tutta un’altra epoca.

Mi esce una delle mie risate spontanee, quelle a tutto volume e tutte denti, quelle che mia sorella mi prende sempre in giro e seguo la tipa.

Matura io? Certo, e chi dice il contrario? Però, come dicono a Milano: “Insci veghen” “Avercene così”.

Ci rivediamo tra 30 anni carina perché io sarò ancora qua.

Catia