Avete presente una iena incazzata? Ecco, io no però vi giuro che le prime volte che accade ti incazzi proprio come una iena. Cerchi di restare impassibile, di far finta di niente ma è seccante, accidenti se è seccante e soprattutto frustrante. “A me non può succedere.” Pensi e poi mandi accidenti al mondo!

Poi col tempo scopri che ci puoi girare attorno al problema. Capisci che, in fondo lo puoi pigliare in giro e in men che non si dica diventi maestra nell’ingannare le persone che ti stanno ascoltando e per prima cosa puoi ingannare lei: la tua testa. Che poi è sempre la colpevole numero uno lei! Sempre li in prima fila a ricordarti che è solo lei che che comanda.

Il problema è la memoria, le parole che non arrivano alla bocca perchè sono impigliate da qualche parte tra il tuo cervello e la tua lingua. Vado di fantasia e immagino grovigli di parole che stanno li, tutte ammassate e arrotolate fra loro in attesa di venire sdoganate, riconosciute ed usate possibilmente in maniera corretta. Parole che, forse, tra di loro nemmeno si riconoscono tutte li insieme ad aspettare il loro attimo fuggente. Parole, parole soltanto parole. Sembra il titolo di una vecchia canzone di Mina.

Sono le parole dimenticate, smarrite. Immaginate di dover parlare di fronte ad alcune persone di cose importanti. Immaginate di farlo ovviamente dopo che avete studiato, sudato e impresso a fuoco nella memoria ogni virgola, punto e accento di un discorso e mentre siete li tutte concentrate vestite con il vostro miglior sorriso non vi ricordate più un tubo.

Ma non tutto il discorso no, solo una misera, stupida, insulsa parola. Dentro la vostra testa la parola c’è ma, la stronza, si è bloccata da qualche parte e non c’è verso di farla uscire. Esistono le parole timide? Macchè, il problema è un altro e colpisce soprattutto le ragazze sopra i 45.

Diciamolo piano piano perché è ancora un tabù ma è una strana roba legata alla menopausa.
Già, sempre lei, la menopausa che fa ancora effetto e che spesso associa il suo significato a figure femminili curve e stanche e cappelli bianchi sopra visi incartapecoriti.

L’immaginario collettivo per fortuna sta cambiando ma ammettere di essere in menopausa al di fuori della cerchia di amiche è ancora complicato. Difficile, dal momento del coming out essere ancora viste come donna oggetto del desiderio. Difficile, se siete single, trovare un uomo che voglia portarvi a cena e poi a ballare mentre se siete accompagnate verrete probabilmente prese in giro per il girovita lievitato. State pure tranquille gentili donzelle, sarete viste come delle gentili nonnine: da voi ci si aspetta che sappiate di torta di mele appena sfornata e che sul vostro comodino ci sia l’acqua di rose insieme al libro delle preghiere.

Che se poi dovessero mai scoprire che nel secondo cassetto nascondete l’ultimo modello di un sex toy e la trilogia di 50 sfumature in lingua originale vi beccate pure della pervertita.

Dicevamo comunque delle parole scappate. Non è una questione di memoria perché, è scientificamente provato, noi donne la memoria ce l’abbiamo buonissima. Chiedetemi quello che volete, è una sfida.

Pare sia tutto da ricondurre agli ormoni: estrogeni e progesterone dicono i dottori. Sarà anche vero per carità ma potrebbe anche essere che ormai siamo stufe di dover essere delle wonder woman, di preoccuparci di tutto, dalla famiglia al lavoro? Potrebbe essere, il condizionale è d’obbligo , che “accidenti devo ancora stare qua quando me ne starei volentieri al mare sotto una palma con un cocktail colorato in mano ad aspettare di fare la mia lezione di surf?”

Secondo me potrebbe essere benissimo. Poiché però effettivamente dobbiamo comunicare con il resto del mondo c’è bisogno di trovare una quadra che abbia un senso.

Ok quindi come fare a ritrovare la parola che scappa?

Con la calma. Semplicemente restando calme, come quando sentite che arriva la vampata, il trucco è lo stesso. Calma e sangue freddo, che è tutto un programma e poi respirare profondamente senza avere fretta. Prendersi una pausa per un caffè con un’amica o per leggere un libro o andare a camminare al parco anche quando piove. Prendersi il tempo che serve, ecco il segreto.

Provare per credere.
Catia