Appena tornata single conosco Claudio

Un paio di settimane dopo essermene andata di casa, euforica per aver riacquistato lo stato di single ed in cerca di conferme personali ho incontrato Claudio.Poco più di 30 anni, uscito da una convivenza turbolenta, ora single, piemontese. La differenza di eta’ e’ sempre stata una barriera tra noi. Da parte mia. 20 anni sono una generazione, una vita, un ciclo di esperienze.

Chattiamo per settimane, con una frequenza giornaliera, ci sentiamo al telefono almeno 3 volte al giorno. Parliamo di tutto, ci intendiamo alla perfezione.

Peccato la differenza di eta’ e la distanza. Affrontiamo entrambi gli argomenti con serenità e decidiamo di provarci comunque. Nel frattempo io stavo cercando casa (vivevo ospite da un’amica) e tutto sarebbe diventato più semplice.

Ci vediamo il 15 di luglio, mese che ormai sta diventando catartico per me. Discutiamo dell’incontro nei minimi dettagli. La voglia di stare insieme è tanta e vogliamo rendere l’evento memorabile. Prenotiamo un hotel a Pavia (a metà strada per entrambi). Il piano è che io arrivi prima, prenda possesso della camera e lo aspetti.

Finalmente insieme

Così accade. Lui mi raggiunge mezz’ora dopo, bussa, io apro e gli butto le braccia al collo baciandolo. Niente parole. In totale silenzio. Facciamo l’amore senza proferire una sola parola, senza quasi respirare. Dolcemente all’inizio ed in maniera frenetica in seguito. Un’amplesso come mai nella vita, per entrambi.

Poi parliamo, ridiamo, usciamo a cena, torniamo in camera e passiamo una notte splendida per salutarci il mattino dopo e ritornare ognuno ai propri impegni. Ci promettiamo di rivederci a breve e che, comunque vada tra di noi, tra 5 anni ci ritroveremo il 15 di luglio nello stesso albergo.

Seguono altri 2 incontri, in città diverse per agevolare entrambi con la strada. Splendidi più del primo, c’è più confidenza, più complicità. Nel frattempo trovo casa che mi consegneranno il 1 di ottobre. Da lì in poi basta chilometri in autostrada (per me) e per lui weekend nella verde brianza. Gli parlo di cosa voglio fargli vedere, dove voglio portarlo, di come voglio sistemare casa, etc etc. Entrambi siamo d’accordo sul fatto che dobbiamo comunque rispettare gli impegni presi con famiglia ed amici e che riusciremo a vederci per un paio di weekend al mese. Ce li faremo bastare ci diciamo.

Il mio sesto senso aveva ragione! Stava cambiando

A metà settembre colgo segni impercettibili di un cambiamento. Noi donne lo sentiamo, il settimo senso è latente in ciascuna di noi. Comunque ci sono le telefonate fiume, comunque ci sono i messaggi fino ad ore impossibili ma c’è qualcosa di diverso.

Scopro cos’è quando una sera, uscita dal lavoro, lo chiamo come al solito e non risponde. Lo messaggio dicendogli che avevo da fare e che ci saremmo sentiti più tardi e non risponde. Scopro che ha tolto le spunte blu di whatsapp. Non saprò mai se i messaggi li ha letti.Passano i giorni (terribili a livello emotivo) ed il silenzio continua.

E no che non è morto! E’ online!

Capisco che non è morto perchè lo vedo online. E capisco che mi sta evitando. Mi ha eliminata come si farebbe con un insetto molesto. La tristezza si tramuta in rabbia ed è quella che mi fa uscire dallo sgomento. Sono incazzata nera. Ma così arrabbiata che potrei fargli del male fisico.

Passano i mesi e alla fine di novembre ha il coraggio di scrivermi che gli dispiace per come è finita. Che è stato un coglione a non parlarmi del suo disagio nel non sapere gestire la nostra storia. E’ andato in panico. Ha scelto la via più comoda, sparire. Mi chiede scusa e di perdonarlo. Non perchè voglia tornare ma perchè si sente una merda. Sai che c’è? frega niente. Resta una merda. Io non rispondo. Elimino il messaggio dopo averlo letto.

Arriva l’anno nuovo e a gennaio torna alla carica. Cerca il mio perdono per andare avanti. Scordatelo. Leggo e cancello. Non so come abbia fatto ma ce l’ho fatta. Ancora avevo rabbia a quintali dentro e questa mi dava la forza di ignorarlo. Nel frattempo frequentavo un uomo sotto l’altro.

Dopo di lui frequentazioni e impegni ogni sera

Ne frequentavo più che potevo, mi tenevo impegnata quasi tutte le sere. Ho capito tardi che era un modo per fargliela pagare pur non facendoglielo sapere. Non mi appagavano ma mi tenevano impegnata ed è in quel periodo che mi facevo abbindolare da tutti. Sono stata a letto con uomini che non meritavano neanche l’unghia del mio mignolo eppure ci ho messo impegno e dedizione. Davo a loro quello che avrei voluto dare a lui. Non mi facevo domande, non m’importava di comportarmi come una zoccola. Io ero quella donna in quel periodo, piena di risentimento che sfogavo concedendomi a chiunque.

Il ritorno del bastardo

A marzo mi scrive di nuovo: “lo so che sei ancora arrabbiata ma per favore rispondimi. Un insulto va benissimo ma rispondimi. Ho bisogno di sapere che nel bene o nel male io per te esisto ancora. Non ignorarmi come ho fatto io che sono un coglione. Tu sei meglio di me. Tu sei il meglio che la vita poteva offrirmi. Per favore rispondimi”

L’ho imparato a memoria. L’ho letto così tante volte che mi si è impresso a fuoco nella mente. Gli rispondo con un semplice “ciao.”

Da lì in poi trasparivano il sollievo e la felicità in quello che scriveva.

Sembrava un bambino a cui avevano regalato il gioco che desiderava di più. Non lo tenevo più! Scriveva fiumi e fiumi di parole, mi raccontava cose insulse pur di tenermi al telefono.

Vuole rivedermi

E poi butta la bomba. Vuole vedermi. Subito. Pongo una condizione: che inizi una storia. Vera. Malgrado la distanza, malgrado tutto. Accetta. O almeno accetta di provarci. Faccio lo stesso e ridiamo come due deficenti.

Vuole venire lui da me. Era un venerdì ed io per la sera avevo già un impegno quindi rimandiamo al sabato sera. A metà pomeriggio del sabato mi scrive che ha un problema e che non può venire. Ricasco di nuovo nel risentimento, nella rabbia, nel buio più totale su chi sono e perchè mi merito di essere trattata così. Quella sera esco con uno sposato. Avevo promesso a me stessa di non frequentare mai uomini impegnati ma ero così furiosa che ho infranto la promessa. Mi ubriaco fino a dare di stomaco. Sto poveraccio deve portarmi in braccio a casa e manco ha scopato. Ci metto 3 giorni a riprendermi. Non vado a lavorare, mi chiudo in casa con la scusa di un’influenza. Non voglio nè vedere nè sentire nessuno. Ho toccato il fondo. E’ ora di risalire, di darsi una ripulita.

E ovviamente lui sparisce. Di nuovo.

E io ci ricasco di nuovo

Passano i mesi…il 15 luglio di quest’anno mi scrive gli auguri. Per il nostro primo anniversario. Ho temuto di svenire. Lui si è ricordato io per niente. Sarà un segno che sto guarendo. Non mi ha illusa, tutt’altro, ma mi ha dato la certezza che proviamo le stesse cose. E che le combattiamo per non caderci dentro.

Cavalco l’onda dell’entusiasmo per questo pseudo anniversario e gli scrivo che voglio vederlo: “Non importa a che condizioni, fosse anche per una volta all’anno ma ho voglia di vivere una notte io e te a raccontarci, a baciarci, a fare l’amore come se non ci fosse un domani. A mangiare e bere a letto, ad appisolarci perche’ stanchi per poi svegliarci e cercarci ancora una volta. Fino allo sfinimento. E poi salutarci, ognuno per la sua strada”.

Coerenza levati dalle palle che Margot e’ in fase premestruale. Lo tento e lo faccio apposta. Il proporgli niente di impegnativo lo alletta. Ne sono certa.

Voglio guardarlo negli occhi e leggerci indifferenza, paura, amore, ansia, qualsiasi cosa. Devo farlo, devo espellere ogni tossina che mi circola nel sangue. Lo legge (credo..con sta cosa delle spunte sempre grigie non si capisce mai). Non risponde. Mi dico che sta riflettendo. Lo sa che e’ una trappola bella e buona.

Dopo un paio di giorni mi scrive. Eccolo. Parte prendendola alla larga..il lavoro, il caldo, cazzate varie. Poi se ne esce con: “E’ ancora valida la tua offerta?”

Io: “quale? Quella che hai bellamente ignorato?”

Lui: “non l’ho ignorata. Ho meditato. O non sarei qui a chiedertelo.”

Io: “si e’ ancora valida.”

Lui: “accetto. Ci sto. Lo voglio anche io.”

Abbiamo iniziato a fantasticare su come sarebbe stato, cosa avremmo fatto per rendere l’incontro memorabile. Non mi ha proposto una data ed io me ne guardo bene dal farlo. Mi metto alla finestra e aspetto. Se lo vuole veramente proporrà qualcosa. Di una cosa però sono certa: non a casa mia. Non lo voglio qui. E’ il mio nido, la mia tana. Voglio che rimanga pulita, che non assorba nulla di lui, non voglio ricordarlo tra le mie cose.

La fine di tutto.

Passano i giorni e non si fa sentire…Meglio, il silenzio mi aiuta a guarire dall’intossicazione da Claudio. Mi sento più forte, più risoluta e molto meno propensa a continuare la vita balorda di uscire tutte le sere con uomini diversi.

Sono passati mesi e non l’ho più sentito. Se io prendo a calci la coerenza lui ci passa sopra con un caterpillar.

Resterà il mio rimpianto più grande, il mio sogno mai realizzato. Inconsciamente ho sempre cercato un pezzettino di lui in tutti gli uomini che ho incontrato dopo. Poi ho capito che era assurdo. Ogni persona che incontro mi lascia qualcosa di unico, irripetibile.

Le fotocopie non valgono quanto l’originale. Ormai penso a lui come a un bambinone spaventato, insicuro. Nessuna rabbia, solo il rammarico di aver sbagliato tempo.

Resto dell’idea che certi uomini non meritino di restare a piede libero ma questa è un’altra storia…

Margot