Oggi vi racconto la storia di un sogno. Quello di una bambina che sognava una vita diversa e che fin da piccola è stata tacciata di essere una grande sognatrice, sempre un po’ lontana dalla realtà. In pratica la mia di storia.

Io? Me ne sono sempre fregata di quello che pensavano gli altri.

Un sogno è un sogno finché resta tale ma se ci si lavora può anche diventare realtà. Ce lo dicono tutti i coach che oggi vanno così tanto di moda vero? Siamo invasi da coach dovunque. Ma sta accadendo davvero. Whuau!

Comunque un paio di anni fa non ne potevo più di stress, di un lavoro in un ambiente maschile e maschilista, di crisi di panico e di ansia e ho dato un calcio ad un lavoro a tempo indeterminato.

Mi hanno dato della pazza e anche di peggio ma come accidenti potevo continuare di andare a lavorare in un seminterrato open space, bello per carità, arredato bene e pieno di luce ma luce artificiale? Come potevo continuare a entrare ogni mattina col sorriso e non sentire nemmeno uno straccio di saluto, risicato e bofonchiato ma un saluto. Mi sarei accontentata di un buongiorno anche a mezza voce al posto del silenzio e invece il nulla. Anzi il silenzio.

Maleducazione? No, persone che erano incorporate dentro un PC che non potevano permettersi di perdere tempo in saluti. Noi lavoriamo. Eh già io invece no.

Così un giorno di fine gennaio ho raccolto le mie cose in un paio di sacchetti dell’esselunga ho e chiuso quella porta per sempre senza voltarmi mai indietro. Avrei voluto fare come nei film americani, riempire due scatole ma non le avevo. Avevo fretta quindi le buste di plastica mi sembravano più adatte.

E adesso?

La domanda me la sono fatta per strada in tangenziale mentre ascoltavo la Pina, quella di radio Deejay, me la sono posta quella prima notte e i giorni seguenti.

Improvvisamente ero padrona della mia vita. Non ero in vacanza, non avevo impegni, ero abbandonata a me stessa e al fancazzismo post stress che non è roba da poco. Della gestione del tempo avrei studiato più tardi, dopo aver vomitato ansie e frustrazioni.

Dopo qualche giorno ho cominciato a fare ordine dentro e fuori. Ho cominciato a pensare che mi sarebbe piaciuto fare qualcosa di creativo, io che con la creatività proprio non ho mai avuto niente a che fare. Non so dipingere, non so cucire, tra me e la musica un abisso. E allora? Un grande boh a forma di fumetto sempre sopra la mia testa.

Una sera in pizzeria una persona mi ha detto: “ma perché non ti apri un blog? Lo fanno in tanti.”

“Si ok, potrebbe anche piacermi ma da dove inizio? Di che scrivo poi ammesso che sappia scrivere?”

Nel frattempo inizia una collaborazione che dura ancora oggi con una piccola azienda che ha creduto nelle mie capacità. Avevo un impegno anche se molto meno di un part time ma non avevo voglia di impegni di 8 ore per 5 giorni la settimana.Piuttosto la fame.

L’idea del blog intanto mi frullava in testa. Pensavo, blog uguale a scrivere, scrivere uguale a creatività uguale io non ce l’ho. Già, infatti mamma si è dimenticata di farmela, così come non ha avuto tempo di farmi altre cose come il senso dell’orientamento e la differenza tra la destra e la sinistra. Insomma pensavo di essere un disastro su tutti i fronti.

Poi ho pensato che un qualcosa dedicato alle donne poteva essere un’idea carina. Non volevo però parlare delle solite cose, ci sono già un sacco di pagine, non volevo parlare di mamme e pannolini e cacchine e nemmeno di gossip. Ero e sono una fan sfegatata di Sex & The City e nel mio sogno vedevo le storie mie e delle amiche diventare parole.

Amiche, io, le mie amiche, NoiAmiche.

E’ nata così questa pagina mettendo insieme parole, sogni e donne amiche. All’inizio non sapevo che strada prendere e, ammetto ho letteralmente buttato tanto tempo cercando una dimensione, uno spazio tutto mio. Un tempo che è servito a rigenerarmi e trovare il mio perchè. Non è stato per niente facile ma la testona e in fondo l’anima dell’imprenditrice che è in me è finalmente emersa.

Ora è tempo di una nuova svolta e di affiancare alla leggerezza che contraddistingue me e le mie “socie” argomenti più concreti e più vicini alla nostra quotidianità e cercare di svilupparci qualcosa di remunerativo. Unire il nostro femminile al vile denaro? Perchè no. Il progetto che ne sta uscendo potrebbe dare soddisfazioni a noi e a altre donne che come noi hanno voglia di riscatto o semplicemente di confrontarsi con chi vive le stesse loro situazioni.

Ma non vi svelerò tutto adesso. Un pochino alla volta. Sappiate che ci sarà presto un incontro a Milano con chi avrà il piacere di incontrarci e durante il quale saprete altre novità.

Perché essere donna significa anche e soprattutto questo. Condivisione e crescita personale. E’ si scegliere una crema viso o un paio discarpe ma anche saper pianificare le uscite di cassa e gestire le scadenze delle bollette.

E’ per questo che da questa settimana l’aperitivo con LaVanda del venerdì si occuperà un pochino più di cose seriose sempre con la sua proverbiale vivacità ovviamente. Perchè i nostri famigerati aperitivi non sono solo uomini e relazioni ma molto altro. Durante queste serate siamo ognuna la spalla dell’altra, siamo il coraggio e la consapevolezza condite con un pò di autostima e pazzia.

Inoltre una nuova rubrica dedicata al mondo femminile esordirà domenica.

Perché un sogno nasce piccolo poi diventa grande.

E ancora ne ha da crescere.

Catia