L’approfittatore

Conosciuto su Loovo in un autunno caldo e umido come non succedeva da anni. 43 anni, una convivenza alla spalle, single. Alto poco, magro tanto, pacco enorme.

Premessa importantissima: mi ha sempre chiesto lui di vederci. Io non l’ho mai fatto. Non so cosa mi frenasse, probabilmente la differenza di eta’ ma non ho mai avuto il coraggio di chiedergli di vederci.

Ci vediamo per qualche tempo per il sesso, sempre da me. Allora trovavo stupido spendere dei soldi per un motel quando avevo casa. Ce l’aveva anche lui ma, guarda caso, la mia era piu’ accogliente. Inizialmente solo sesso, un po’ monotono nei gesti e nelle parole ma tutto sommato piacevole.

Sempre e solo da me

Poi ha iniziato a propormi di mangiare qualcosa. Sempre da me. Si ordinava una pizza o cucinavo io al volo. Se proponevo di uscire mi diceva che era stanco e che preferiva stare tranquillo a casa. Mia ovviamente. Se proponevo di andare da lui mi diceva che preferiva uscire e che a casa mia stava bene.

Siamo andati avanti fino a Gennaio poi abbiamo smesso di sentirci. Io perche’ mi sono accorta che il giochino del “è solo sesso” non mi bastava piu’. Iniziavo ad affezionarmi a lui, al suo modo di pensare, alle cose della sua famiglia che mi confidava e per le quali mi chiedeva un consiglio. Per il sesso senza impegno avevo un altro, senza nessun coinvolgimento.

Forse aveva già un’altra

Lui non so perchè si sia allontanato e non gliel’ho mai chiesto. Suppongo perchè ne avesse conosciuta un’altra oppure si era stancato. Sinceramente non mi importava, andava bene così. Archiviare l’esperienza senza infamia e senza lode era la cosa migliore.

Mi cerca di nuovo: ma che vuoi ancora?

A febbraio mi cerca di nuovo, chiedendomi che fine avessi fatto.

Io, molto sinceramente, gli dico che non mi va più di fare quella che lo fa venire a casa per scopare, che mi sento fuori posto e una poco di buono e che non mi riconosco in questo ruolo. Quindi ho preferito lasciar perdere tutto e passare oltre. Lui ribatte che non ha mai pensato di me in quei termini, che gli fa piacere la mia compagnia al di là del sesso e che dovremmo fare più cose insieme.

Ricominciamo a vederci

Ricominciamo a vederci con frequenza settimanale, tenendo conto degli impegni lavorativi e personali di entrambi. Gli dò la chiave del cancello, visto che tutte le volte devo scendere per aprirgli e stava diventando una gran rottura e anche perchè il freddo si faceva sentire. Si ferma a dormire da me nel weekend qualche volta, andiamo allo stadio a vedere un partita di calcio (biglietti VIP procurati da me ovvio). Decidiamo di uscire a pranzo a Pasquetta: il mondo è piccolo ed incontro gente che conosco, lo presento e lo vedo a suo agio. Bene, ha conosciuto un’altra parte di me. Glielo dico e lo ripeto fino alla nausea che per me è importante ciò che ho fatto. Lui sostiene di aver capito. (segnatevi che quando dicono di aver capito stanno invece pensando a che ora fanno la moto GP in tv)

Ributto li’ la storia che non ho mai visto casa sua, lui ribatte dicendomi che posso andare quando voglio… allora invitami deficiente!

Il tempo passa ma la solfa è sempre la stessa

Passano i mesi, si parla di andare al cinema una sera. Poi il film non andava bene per lui quindi abbiamo rimandato. Dopo qualche settimana, un sabato sera, mi messaggia chiedendomi cosa facessi per poi dirmi “io sono al cinema, è uscito un film divertentissimo!”. Ah ma tu guarda…

Mi dico di non fare la bambina, di non pestare i piedi, di non fare la rompipalle. Ci sto malissimo ma ingoio il rospo. Stessa cosa succede per una gita al lago che volevamo fare. La fa lui con degli amici, dice.

Si parla di fare questo e di fare quello ma non si fa mai una pippa. O magari la faceva con qualcun’altra.

Torno ad insistere sull’andare da lui. L’occasione mi si offre quando e’ a casa in malattia, ben 10 giorni. Una sera mi propone di vederci e io gli dico di non muoversi che vado io. Mi dice che dopo le 19 puo’ uscire senza incappare nel controllo, che ha bisogno di prendere aria, che viene lui.

Non ho più voglia di discutere

Non ho voglia di discutere, non ancora. Il mio disagio cresce, la mia pazienza si sta esaurendo.

Per natura non sono una rompicazzo (sbagliato), non metto le persone con le spalle al muro (di nuovo sbagliato), non polemizzo (ancora sbagliato). Sono accomodante, elargisco seconde occasioni come caramelle. E’ il bello del mio carattere, e’ quella parte di me che amo. E squadra vincente non si cambia.Sono lenta a capire i segnali, giustifico sempre tutto. Capita che me la racconto da sola. Quale idiota che sono ovviamente. Fiduciosa verso il prossimo, non farei mai quello che non vorrei fosse fatto a me.

Usciamo solo per una pizza che paghiamo alla romana: io la mia lui la sua

In 9 mesi siamo usciti 3 volte per una pizza e abbiamo sempre fatto alla Romana. Mai un aperitivo, mai una passeggiata, mai un gelato. E ne ero cosciente ma andavo avanti con la convinzione che avesse bisogno di tempo. Quando si fermava a cena capitava che offrisse la pizza ma il resto era a carico mio. Beveva Prosecco come bere acqua e mangiava come se non ci fosse un domani. Ogni tanto portava il dolce ma la maggior parte delle volte a me non piaceva. A lui sì guarda caso.

Ma io continuavo ad ospitarlo, fiduciosa che stavamo costruendo qualcosa. (segnatevi che quando pensate di star costruendo qualcosa in realtà’ lui sta usando il martello pneumatico per buttar giu’ 2 mattoni tenuti insieme dai fluidi scambiati col sesso)

A meta’ luglio decido che e’ giunta l’ora di buttare fuori tutto.

Sara’ stato il caldo, sara’ che ne avevo le palle piene ma decido di dargli l’ultimatum, conscia del fatto che sarebbe scappato a gambe levate. Ne ero certa. Non rischiavo, giocavo sul sicuro. Era ora di levarsi la sanguisuga di dosso e volevo farlo in maniera indimenticabile. Per entrambi.

Per la prima volta dopo 9 mesi gli chiedo di vederci. Ovviamente lui “ok dai vengo da te. Ordiniamo una pizza e ce ne stiamo comodi sul divano a guardare la tv” “Risposta sbagliata. Usciamo a cena. Ho bisogno di chiarire alcune cose” Decidiamo che passa a prendermi per le 19.30. Alle 19 mi suona alla porta. E’ gia’ arrivato.

Sperava nell’ultima scopatina forse?

Forse sperava in una scopatina come aperitivo. Niente di piu’ sbagliato. Anzi, sono molto seccata dal fatto che si e’ presentato prima. Mi da fastidio vederlo in casa mia, mi assale questa sensazione di aver davanti un intruso, e’ tutto fuori posto e poco gradito.

Inizio a tirare fuori l’argomento e lui mi ferma. Ne parliamo dopo cena,  dice arrossendo. (segnatevi che quando arrossiscono non lo fanno per pudore ma perché’ si cagano sotto) Vabbe’ bisogna pur nutrirsi.

Mi sentivo a disagio: mi faceva venir voglia di vomitare

Cena strana. Mi sentivo a disagio, ero taciturna, arrabbiata, impaziente di risolvere. Non vedevo l’ora di farla fuori, ero sicura al 100% che si sarebbe tirato indietro. E prima la facevo fuori meglio sarei stata.Finalmente finisce la cena ed in macchina, mentre mi riaccompagna a casa, rilancio l’argomento.

Lui parlava di non ricordo nemmeno cosa. Cazzate senza importanza sicuramente. Ovvio che aspettasse fossi io ad iniziare, sia mai che far prendere aria alle palle per una volta nella vita potesse ridurlo all’impotenza. Gli butto li’ che voglio di piu’, che cosi’ a me non sta piu’ bene.

Lui risponde prontissimo (chissa’ quante volte l’avra’ provata la scena davanti allo specchio): “piu’ di questo non posso darti. E poi non e’ mai scattata quella cosa… (puntini di sospensione perché’ glieli ho letti nella mente mentre grattava la terza).

L’incazzatura incombe minacciosa

Mi arrabbio. Non per il rifiuto, no no quello era scontato ed era quello che volevo. Mi altero per l’atteggiamento da spavaldo, da morto di fame, da verme, da uomo con le palle invisibili che ha dovuto far uscire dalla bocca la cosa peggiore che potesse dire. Gli chiedo di dirmi perche’ non sono mai andata a casa sua.

Blatera che non ha nulla da nascondere, che e’ single e vive da solo. Ma e’ lui che va a casa delle donne, non viceversa. (Rodolfo Valentino e’ stato colto da malore nella tomba. R.I.P.) Non che avessi la superbia di pensare di essere la sola ma la dichiarazione che fa mi altera ancora di più.

Basta, chiudimola qui

Stava per aggiungere altro ma gli chiudo la bocca con un “chiudiamola qui. Non ha alcun senso continuare” Accetta passivamente come se gli avessi proposto di fare un giro all’Ikea che poi gliel’avrei data. Gli chiedo la chiave del cancello. E’ l’unica cosa mia che ha e la rivoglio. E’ sorpreso, finalmente realizza che non e’ uno sclero pre ciclo. Nel darmela gli scivola e cade tra il sedile ed il cambio.

Passano 10 inutili minuti nel tentativo di recuperarla e poi desisto. Gli ho concesso fin troppo tempo della mia vita e stava per assalirmi un attacco di orticaria. E’ stato come aver scoperchiato il vaso di pandora. Tutti i mali (i suoi) sono venuti alla luce.

Lo saluto con un “buona fortuna e fammi trovare la chiave nella casella della posta” e lui mi abbraccia. Io sono un palo della luce. Ho un rifiuto totale del suo tocco, della sua voce, di lui. Restiamo amici mi dice, mi sento in colpa mi dice, ho sbagliato io ad illuderti mi dice. Rifiuto categoricamente la sua amicizia. Di amici ne ho, alcuni sinceri altri meno ma sicuramente non opportunisti come lui. Reagisce con stupore ed insiste. Resto ferma nel mio rifiuto.

La salamandra che è in me lo saluta

Lo tratto male e ci godo come una salamandra. Io non parlo mai ma quando apro bocca vomito merda. E con quella l’ho ricoperto. Gli giro le spalle e me ne vado. Come in un film cult francese dondolo sui tacchi, mi accendo una sigaretta e aspiro il fumo come fosse la cosa piu’ bella che mi sia mai capitata negli ultimi mesi.

La chiave non me l’ha mai restituita. Ma, visto la poca considerazione che ha sempre avuto di me, penso di non vederla piu’. Sicuramente se ne sara’ dimenticato, come si dimenticava delle cose che mi proponeva di fare insieme. Non ho nessuna intenzione di contattarlo per ricordargliela. Se la puo’ ficcare nelle orecchie.

Finalmente al capolinea

Non ci ho neanche perso il sonno. Eravamo al capolinea da un po’ ma, come per la maggior parte degli uomini, lui avrebbe continuato comunque. Per la prima volta dopo tanto tempo mi sono sentita fiera di me. Ho scaricato un parassita. Ci ho messo un po’ ma cazzo se l’ho fatto!

Dicono che l’indifferenza e’ l’arma migliore, che fa piu’ male il silenzio di mille parole ma anche un VAFFA che parte dalla pancia non e’ da sottovalutare. Ed e’ stato proprio questo che ho dichiarato andandomene. Se mi abbia sentita o meno non mi interessa ma urlarlo al cielo e’ stato cosi’ liberatorio!

Ripensandoci di vaffa ne ho detti agli uomini, ma questa e’ un’altra storia…

Margot

By |2018-10-03T16:11:34+00:00ottobre 3rd, 2018|Categories: Blog, Sessualità e Dintorni|Tags: , , , , , , |

About the Author:

Alla ricerca dell'amore, decido di esplorare il mondo delle chat per incontri. Appartengo, per età, a quella fascia di donne che, al giro di boa del mezzo secolo si rimette in gioco. Ci sto ad invecchiare, non ci sto a rinunciare ad innamorarmi ancora. Sono sempre piu' convinta che ciascuno di noi attrae e si sente attratta da un tipo di persona lontana anni luce dall'ideale. Ma, nello stesso tempo, cerca in ciascuno di loro un pezzetto di sè, una tessera del puzzle contorto che e' la vita. Le emozioni ci fanno sentire vivi, malgrado tutto e tutti. Io ero alla ricerca di queste. Non sono la prima e non saro' di certo l'ultima a scriverne. Mi piace pensare, pero', che scrivendone libero i demoni che ciascuno di loro mi ha lasciato. E' un modo per ripulirsi, un rehab senza medicinali se non un sorso di Spritz ogni tanto mentre le dita scorrono sulla tastiera. Non do consigli, non voglio convincere nessuno. Lo scopo è terapeutico per me ed informativo per chi mi legge. Magari aiutero' qualcuna a non fare i miei stessi errori.

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